Politica d’asilo: quo vadis?
Comunicati, DFGP, 02.02.2007
Berna. Diversi sviluppi nel settore dell’asilo, in particolare le conseguenze di alcune sentenze della Commissione di ricorso in materia di asilo e la situazione in taluni Paesi d’origine, mettono in questione i progressi finora realizzati. La legge sull’asilo e la politica svizzera in materia d’asilo intendono preservare la tradizione umanitaria della Svizzera e impedire gli abusi. Il 24 settembre 2006, con la netta approvazione della revisione della legge sull’asilo in tutti i Cantoni, il popolo svizzero ha rinnovato questo incarico a tutte le autorità. Il consigliere federale Blocher e l’Ufficio federale della migrazione (UFM) sono decisi ad adempiere tale incarico e a proseguire coerentemente sulla strada intrapresa. Essi hanno analizzato la situazione e deciso prime misure.
Ammissione provvisoria in caso di non esigibilità dell’allontanamento
In particolare per quanto riguarda le condizioni economiche, la Commissione di ricorso in materia d’asilo ha posto ostacoli molto alti per l’esigibilità dell’allontanamento. Ciò riguarda soprattutto la Serbia (compreso il Cossovo) e la Bosnia e Erzegovina. Questa situazione ha come conseguenza un numero costantemente alto di persone ammesse provvisoriamente e causa all’UFM un notevole onere per gli accertamenti. L’UFM mantiene la sua prassi coerente e non intende pronunciare in modo affrettato l’ammissione provvisoria. Inoltre intende chiarire le possibilità giuridiche di limitare l’onere per gli accertamenti e di designare Paesi senza pericoli concreti. Condizioni più severe per l’esigibilità del ritorno nel Paese d’origine non devono indebolire la legge sull’asilo, che non prevede il diritto di soggiorno per i rifugiati per motivi economici.
Prassi in materia d’asilo per l’Eritrea
Una decisione della Commissione di ricorso in materia d’asilo (concessione dello statuto di rifugiato agli obiettori di coscienza e ai disertori) e la sua pubblicazione hanno provocato un notevole aumento di domande da questa regione. Con accertamenti sistematici nel singolo caso (nazionalità, possibilità di riammissione da parte di Stati terzi), l’UFM tenta di arginare questo effetto trainante. L’immigrazione in Svizzera di cittadini eritrei provenienti dagli Stati europei limitrofi non deve fare scuola. Anche in futuro l’UFM non riconoscerà automaticamente come rifugiati gli obiettori di coscienza eritrei.
Mancato riconoscimento di decisioni d’asilo di uno Stato dell’UE
Con molta preoccupazione l’UFM prende atto della decisione della Commissione di ricorso in materia d’asilo secondo cui una sentenza passata in giudicato in Germania concernente il rifiuto di una domanda d’asilo non è riconosciuta in Svizzera - contrariamente da quanto previsto dalla legge e dai principi di Dublino.
Anche contro il mancato riconoscimento in Svizzera di decisioni d’asilo di uno Stato dell’UE devono essere adottate delle misure, poiché una siffatta prassi renderebbe impossibili le decisioni di non entrata nel merito e metterebbe in questione il regolamento di Dublino. Anche in questo caso l’UFM intende mantenere la sua prassi attuale. Un adattamento della legge sull’asilo è preso in esame anche in relazione a Dublino.
Matrimoni celebrati per procura
Il riconoscimento da parte della Svizzera di matrimoni celebrati per procura all’estero rende possibili gli abusi, soprattutto nell’ambito dell’asilo: si facilitano i matrimoni forzati o fittizi e la tratta di donne. Vi è una necessità di agire a livello di legge, affinché tale sviluppo possa essere impedito.
Attività politiche in esilio
L’UFM constata sempre più frequentemente che i richiedenti l’asilo tentano coscientemente, ad esempio mediante manifestazioni in Svizzera, di creare una situazione di pericolo per la propria persona nel Paese d’origine. In questo modo intendono evitare l’allontanamento (cosiddetti motivi soggettivi insorti dopo la fuga). L’UFM manterrà la sua prassi severa ed esamina come limitare quest’uso abusivo delle attività politiche in esilio.
Integrazione
L’integrazione di rifugiati riconosciuti è insufficiente, in particolare per quanto riguarda le conoscenze linguistiche e l’attività lucrativa. Solo un quarto dei rifugiati riconosciuti lavora. Ciò causa alti costi sociali allo Stato. Il DFGP ha avviato primi progetti pilota (il cosiddetto “apprendistato per rifugiati“) e attualmente sta elaborando, in collaborazione con i Cantoni, un piano per migliorare l’integrazione (lingua, lavoro, scuola).
