«Ulteriore sviluppo della politica d'integrazione svizzera»
Conferenza stampa della Conferenza tripartita sugli agglomerati urbani CTA
Discorsi, DFGP, 20.01.2009
Discorso della Consigliera federale Widmer-Schlumpf del 20 gennaio 2009, Centro media di Palazzo federale
vi ringrazio dell'interesse che con la vostra presenza testimoniate alla manifestazione d'avvio del processo tripartito per l'ulteriore sviluppo della politica d'integrazione svizzera.
Leggendo l'invito alla presente informazione qui nel Centro media di Palazzo federale vi sarete forse posti due domande.
La prima: come mai nel settore della politica integrativa si lavora in un quadro tripartito e con il concorso del pubblico interessato?
La seconda: per quale motivo è lanciato un programma per l'ulteriore sviluppo della politica d'integrazione?
Desidero rispondere a queste due domande illustrandovi i motivi per cui la Confederazione è particolarmente interessata ai risultati di questo processo.
Perché un processo tripartito in vista del prosieguo della politica d'integrazione?
La legge sugli stranieri (LStr), che per la prima volta definisce a livello di legge federale gli obiettivi e i principi della politica d'integrazione svizzera, è in vigore da poco più di un anno. Definisce l'integrazione quale compito globale e trasversale da realizzarsi di concerto da Confederazione, Cantoni e Comuni in collaborazione con la società civile e con le organizzazioni di immigrati.
Già da molto prima che la politica d'integrazione fosse sancita a livello di legge erano profusi numerosi sforzi da parte dello Stato e di innumerevoli attori dell'economia, della politica e della società. In qualità di ex consigliera di Stato so quale immenso e importante lavoro viene svolto nei Cantoni e nei Comuni per la società. Durante il mio primo anno di attività in qualità di consigliera federale competente anche per le questioni dell'integrazione ho incontrato innumerevoli persone - svizzere e straniere - che sul posto di lavoro, nel quartiere o nelle associazioni s'impegnano a favore dell'integrazione.
Nella legge federale sugli stranieri, approvata dal Sovrano, è definito cosa s'intende per integrazione riuscita. L'obiettivo è la convivenza pacifica della popolazione residente indigena e di quella straniera sulla base dei valori sanciti dalla Costituzione federale nonché sulla base del rispetto reciproco e della tolleranza nonché delle pari opportunità.
Questi obiettivi ambiziosi possono essere conseguiti unicamente con l'impegno di tutti i livelli dello Stato nonché dell'economia e della società. Altra condizione per raggiungere questi obiettivi è che tutti gli sforzi profusi in tal senso siano armonizzati tra loro. La legge sugli stranieri ha pertanto conferito grande importanza anche al coordinamento.
Nel quadro del suo ruolo di coordinamento, la Confederazione è chiamata da un lato a collaborare da vicino con i servizi cantonali competenti per le questioni dell'integrazione e a trasferire ai Cantoni la competenza operativa per quanto riguarda l'attuazione del programma dei punti fondamentali del DFGP nonché la somma forfettaria a favore
dell’integrazione per i rifugiati e per le persone ammesse provvisoriamente. Dall’altro, la Confederazione interpreta il proprio mandato di coordinamento nel senso di una maggiore responsabilizzazione delle autorità nel quadro delle strutture ordinarie della Confederazione.
Voi sapete che nell'agosto 2007 il Consiglio federale ha presentato un pacchetto di 45 misure integrative. In tale contesto, 14 servizi federali di sei Dipartimenti federali perseguono obiettivi concreti mediante progetti diversi, nell'intento di promuovere l'integrazione entro le rispettive sfere di competenza. Qualche giorno fa il gruppo di lavoro interdipartimentale per le questioni delle migrazioni GIM, che accompagna l'attuazione del pacchetto di misure con
un monitoraggio, ha presentato un primo rapporto intermedio in merito al quale abbiamo informato il pubblico. Constatiamo con piacere che gran parte delle misure sono in atto secondo i termini previsti.
Parallelamente all'attuazione del pacchetto di 45 misure d'integrazione della Confederazione, nel corso del 2008 i direttori degli uffici federali coinvolti si sono incontrati ripetutamente con i partner sociali e i rappresentanti della popolazione immigrata e dei partiti. Io stessa ho avuto il piacere di essere a capo di alcune delegazioni in occasione di incontri sul tema con partiti e Cantoni.
In particolare mi preme rilevare due dei preziosi spunti emersi in tali occasioni.
Il dialogo condotto l'anno scorso nel settore dell'integrazione ha mostrato che per un'attuazione riuscita delle misure occorre moltiplicare gli scambi tra Confederazione, Cantoni e Comuni nonché con rappresentanti dell'economia, della società e in particolare anche delle organizzazioni di immigrati. Da solo, lo Stato o addirittura un unico livello statale
può fare ben poco per l'integrazione.
In occasione di questi colloqui è stato espresso da più parti il desiderio di uno scambio di vedute non soltanto quale accompagnamento delle misure in corso, bensì anche in vista dello sviluppo di idee nuove e innovative.
Tutti questi impulsi sono stati recepiti.
La Conferenza tripartita sugli agglomerati urbani CTA, che ha dato buone prove quale piattaforma politica comune della Confederazione, dei Cantoni, delle Città e dei Comuni, si presta eminentemente a garantire un maggior coordinamento tra i diversi livelli statali. La politica integrativa è una tematica centrale della CTA sin dagli inizi della sua attività. Negli ultimi anni, nel quadro della CTA sono stati conseguiti importanti risultati in questioni relative
alla politica integrativa e migratoria.
Fin qui vi ho parlato dell'attuazione della politica d'integrazione. Il titolo del processo CTA sta però a indicare che non si tratta soltanto del semplice accompagnamento dei lavori in corso, bensì anche del coordinamento e della collaborazione in vista delle sfide future.
La nostra attività quotidiana è perlopiù incentrata sull'attuazione della legge sugli stranieri e delle misure d'integrazione avviate o rafforzate in virtù di tale legge. Dal canto suo, la discussione politica attorno all'integrazione ha preso da tempo il proprio corso. Diversi interventi parlamentari - sovente in reazione ad eventi d'attualità - sollecitano ulteriori misure, una definizione più esatta della nozione d'integrazione nel diritto in materia di stranieri e nella legge sulla cittadinanza oppure maggiore rigore nel richiedere l'integrazione, rispettivamente sanzioni più severe in caso di mancata integrazione.
Gli interventi politici inerenti alla politica d'integrazione formulano esigenze nei confronti dei politici a livello comunale, cantonale e federale.
Questi motivi sono alla base del processo lanciato oggi in vista dell'ulteriore sviluppo della politica d'integrazione. Infatti tutte le cerchie impegnate in tale ambito possono trarre beneficio dallo scambio d'esperienze ed idee.
Permettetemi di illustrare brevemente cosa si aspetta la Confederazione dal processo tripartito in vista dell'ulteriore sviluppo della politica d'integrazione, tuttora in fase iniziale, visto che le proposte inerenti alla politica d'integrazione a livello federale sono particolarmente numerose. Agli interventi di consiglieri degli Stati o di consiglieri nazionali, il
Consiglio federale ha sinora risposto adducendo che sono tuttora al vaglio le esigenze nel quadro del mandato di verifica della mozione Schiesser.
La mozione Schiesser, trasmessa dal Parlamento l'11 marzo 2008, incarica il Consiglio federale di vagliare l'eventualità di una legge quadro sull'integrazione. Il Consiglio federale presenterà un pertinente rapporto alle Camere entro la fine del 2009.
In questo rapporto non intendiamo tuttavia fondarci unicamente sulle esperienze e valutazioni effettuate a livello federale.
La politica d'integrazione può essere attuata esclusivamente nel quadro di una stretta collaborazione tra i diversi livelli statali nonché con l'appoggio attivo di attori privati, in particolare delle parti sociali e delle organizzazioni di immigrati. I livelli e gli attori menzionati in precedenza vanno pertanto coinvolti nel nostro esame inerente a un'eventuale legge
nazionale sull'integrazione. Intendiamo basare il nostro rapporto di verifica relativo alla mozione Schiesser sui lavori svolti e le conoscenze conseguite sino all'estate 2009 a seguito del modo di procedere presentato dal Consigliere di Stato Mermoud.
Il previsto processo tripartito garantisce che Comuni e Cantoni ma anche attori non statali e organizzazioni di immigrati beneficino di una piattaforma che consenta loro di impegnarsi attivamente e far confluire le proprie idee. Appoggiamo pertanto l'iniziativa nata dai Cantoni e ripresa dalla CTA di avviare un processo tripartito per l'ulteriore sviluppo della politica d'integrazione svizzera.
A nostro avviso, questa discussione deve seguire due orientamenti.
In primo luogo auspichiamo un chiarimento dei principi: abbisogna la politica d'integrazione di principi e obiettivi più concreti che vadano al di là di quanto previsto attualmente dall'articolo 4 della legge sugli stranieri? Se sì, è necessario concretizzarli a livello di legge?
In secondo luogo, per quanto concerne l'attuazione: come vengono ripartiti i lavori tra Confederazione, Cantoni e Comuni? Occorrono disposizioni più circostanziate in materia di finanziamento? O in materia di controllo e coordinamento?
Qualora appaia indicato adottare misure giuridiche, occorre definire nel contesto di un dibattito tripartito a che livello statale vadano adottate tali misure: federale, cantonale o comunale?
Alla fine di dicembre ho scritto alle grandi organizzazioni nazionali invitandole a nome della CTA a partecipare attivamente alla discussione mediante l’invio di loro membri ai previsti hearings regionali. Questi colloqui informali sono aperti a un'ampia cerchia di partecipanti. Ringrazio già sin d'ora tutti coloro che prenderanno parte in maniera costruttiva a questo ampio dibattito.
