Centri di registrazione

Ritorno alla pagina «Tre esempi»

Indipendentemente da come sono entrati in Svizzera, tutti i richiedenti l’asilo devono annunciarsi presso uno dei quattro Centri di registrazione (CRP) dell’Ufficio federale della migrazione a Chiasso, Vallorbe, Basilea o Kreuzlingen. All’arrivo nel centro di registrazione, i richiedenti l’asilo devono declinare i dati personali che vengono registrati. In un successivo interrogatorio devono indicare le loro relazioni personali e familiari e spiegare sommariamente i motivi della richiesta d’asilo. In tale occasione sono loro prese le impronte digitali e scattate fotografie. Grazie a tali dati segnaletici è possibile verificare se le persone in questione hanno già presentato una domanda d’asilo in Svizzera, eventualmente sotto un altro nome. La procedura presso il centro di registrazione dura mediamente da cinque a dieci giorni. In caso di domande palesemente immotivate o abusive, ma anche di domande chiaramente accettabili, si può ricorrere a una procedura accelerata. In tali casi, è lo stesso centro di registrazione che decide l’esecuzione dell’allontanamento, rispettivamente l’accettazione della domanda d’asilo. Gli altri richiedenti l’asilo sono invece assegnati a un Cantone fino alla conclusione della procedura d’asilo.

Domanda: cosa hanno dichiarato Mamadou B., Ahmed H. e Sadiye C. in occasione dell’interrogatorio presso il centro di registrazione?

 
Caso A

Il 4 dicembre, Mamadou B. inoltra la domanda d’asilo presso il Centro di registrazione e di procedura di Chiasso (CRP), situato vicino alla frontiera. Durante il breve interrogatorio, Mamadou B. dichiara di non aver mai posseduto documenti nel suo Paese d’origine Sierra Leone: «il mio certificato di nascita l’ho perso durante un attacco alla mia casa …». Sui motivi della domanda d’asilo, l’interrogatore del centro di registrazione annota testualmente quanto segue: «i ribelli sono arrivati e hanno assalito il nostro villaggio, scacciato la gente e distrutto le nostre case …». Dopo che tutti i motivi principali sono stati annotati, Mamadou B. aggiunge: «ho paura di tornare al mio villaggio perché alcuni ribelli continuano a nascondersi nella regione …».

Visto che non ha fornito alcun documento e che non ha saputo rispondere ad alcune domande specifiche sul Paese, vi sono seri dubbi sul fatto che Mamadou B. sia veramente originario della Sierra Leone.

 
Caso B

Ahmed H. invia la domanda d’asilo al Centro di registrazione e di procedura di Vallorbe il 25 marzo. Nel corso del breve interrogatorio, Ahmed H. ammette esplicitamente di aver lasciato il suo instabile Paese per motivi economici e politici. Non consegna agli atti alcun documento d’identità.

Il 28 marzo, Ahmed H. è assegnato, per la durata della procedura d’asilo, al Cantone di Ginevra.

 
Caso C

Il 30 aprile, la mattina di un grigio mercoledì piovigginoso, Sadiye C. si annuncia alla ricezione del Centro di registrazione e di procedura di Kreuzlingen. Presenta la domanda d’asilo e consegna due carte d’identità. Sadiye C. è pure in possesso di un’agenda che le viene ritirata nonostante veementi proteste; più tardi l’agenda le è riconsegnata. Il 5 maggio Sadiye C. è interrogata. All’interrogante che è piuttosto scettica spiega perché possiede due carte d’identità: una è autentica, rilasciata a Bingöl il 3 settembre 1997, mentre l’altra, con il nome «Esen Karatas», è falsa. Rispondendo alla domanda sui motivi che l’hanno spinta a lasciare il Paese, Sadiye C. dichiara: «sono ricercata; se mi rimandate in Turchia, devo andare in prigione». «Il 10 novembre dello scorso anno partecipai a una dimostrazione contro le limitazioni d’accesso all’università; quando la polizia intervenne, la maggior parte dei dimostranti riuscì a fuggire; io non riuscii a fuggire perché mi trovavo fra le prime file e così fui arrestata. Essendo già stata arrestata in precedenza, mi si accusò, senza motivo, di sostenere attivamente un partito di sinistra vietato. Mi hanno maltrattata e perfino picchiata ...»

 
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